medio oriente

Venerdi ho assistito ad un'interessantissima conferenza sulla questione israelo-palestinese
Organizzata da un'associazione che comprende famigliari di vittime del conflitto di entrambe le parti (presenti uno per parte hanno riportato la loro testimonianza), si proponeva di esporre come sia possibile che l'odio generato dalla perdita di una persona cara si trasformi in voglia di modificare il corso degli eventi cercando il dialogo piuttosto che una vendetta.
Al contrario di come i media e la credenza popolare impongono, chi prende la strada del dialogo scopre che chi si trova di fronte non è un "occupante" (da una parte) o un "terrorista" (dall'altra), ma semplicemente una persona che vive la stessa realtà con le stesse angosce e che è costretta nella stessa maniera a vedere il vicino come un nemico.Purtroppo, nonostante siano stati incalzati dalle domande del pubblico presente, entrambi hanno sorvolato (visto anche che per più volte si sono definiti come non politici) di illustrare come vedono la situazione politica della loro parte e che sviluppi di dialogo possono esserci (mi sarebbe piaciuto soprattutto sentirlo dal palestinese dopo le recenti elezioni)

1 Comments:
At 19:57,
jumbolo said…
ottimo
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